Grande Male ovvero l’Epilessia Tonico-Clonica

pubblicato il 19/06/2017 in Neurologia, Pillole
di m4ddok, ultima modifica il 04/07/2017

L’Epilessia Tonico-Clonica, più volgarmente conosciuta come Grande Male, è una delle forme di epilessia più diffuse, ma anche una delle forme più semplici da trattare se presa in tempo, colpisce spesso fin dalla giovane età.

CLASSIFICAZIONE E CAUSE
Il Grande Male rientra nelle epilessie generalizzate ed idiopatiche (cfr. questo articolo sulla classificazione delle epilessie), le sue cause non sono differenti da quelle delle altre forme, un “cortocircuito” della corteccia cerebrale manda in “tilt” il sistema nervoso traducendosi in contrazioni muscolari incoscienti; questa “scintilla” può essere fin dal primo momento generale oppure generarsi da un punto preciso (iniziando quindi come una forma focale) per poi diffondere lungo la corteccia e generalizzare.

COME SI PRESENTA UNA CRISI?
La crisi di Grande Male può avere dei prodromi (segni premonitori, n.d.r.) nella Fase Precritica (di solito pochi minuti prima che inizi), come piccole contrazioni, segni di aura ecc… Ma ciò non accade sempre, spesso la crisi arriva all’improvviso ed il paziente stramazza a terra per l’improvvisa perdita di coscienza ed il contrarsi dei muscoli: inizia la cosiddetta Fase Tonica.

Tipici segni di morsicatura della lingua avvenuta durante una crisi epilettica.

Durante la Fase Tonica il paziente è già incosciente, i suoi muscoli sono tesi all’estremo e si contraggono a tal punto da impedirgli il respiro (dispnea, a casua della contrattura dei muscoli intercostali) oppure fargli mordere la lingua a causa della contrattura dei muscoli masticatori che portano a digrignare i denti, l’ipertonia (contrattura appunto, n.d.r.) dei muscoli fonatori può portare anche all’emissione di grida, il paziente può anche perdere saliva ed avere rigurgiti; la persona giace a terra in questo stato per qualche secondo fin al massimo di un minuto. A questo punto inizia la Fase Clonica.

Durante la Fase Clonica il paziente è ancora incosciente, i muscoli però non sono più ipertonici, ma iniziano ad alternare contratture e rilassamenti, si muovono a scatti improvvisi ed in maniera convulsa. E’ proprio in questa situazione che il paziente rischia di farsi male a causa dell’ambiente circostante. La fase Clonica non dura più di qualche decina di secondi o un minuto.

La durata complessiva dell’intera crisi è data dalla durata della Fase Tonica sommata a quella della Fase Clonica, questo valore non deve superare i 3 minuti, se poi è addirittura superiore ai 5 minuti è opportuno chiamare l’assistenza medica come ho spiegato in questo mio articolo su cosa fare e cosa non fare in caso di crisi epilettica.
Immediatamente dopo la fine della crisi la Fase Postcritica è ipotonica, cioé il paziente giace esanime, ma lentamente riprende i sensi ed il controllo del suo corpo, a causa del rilasciamento è possibile si abbiano eventi spiacevoli come la perdita di urina; è la fase nella quale un eventuale soccorritore può avere maggiore contatto col paziente e può rassicurarlo guidandolo verso la ripresa, senza però forzarlo.
A questo punto il paziente si sarà ripreso, siamo ormai nella cosiddetta Fase Intercritica, quel lungo periodo in cui il paziente è perfettamente presente nonché sano, difficilmente ricorderà la crisi in sè, pur comprendendo di averne avuta una.

DIAGNOSI
La diagnosi di Grande Male può essere instradata dalla testimonianza del paziente stesso e dalla possibile familiarità del Male, come confermato in anamnesi. Seppur proseguendo con l’esame obiettivo neurologico la conferma definitiva si ha però all’EEG, con un grafico del tutto simile a quello che si vede nell’articolo sulla classificazione citato nel secondo paragrafo, durante la crisi le onde assumono un aspetto caotico tipico.

Autoritratto durante una convulsione, dell’artista espressionista Egon Schiele, primi del ‘900.

TERAPIA
Il Grande Male è una delle forma di epilessia che risponde meglio alla terapia farmacologica, a volte anche solo ad un cambio di dieta guidato, ed è opportuno intervenire il prima possibile più che altro per evitare che durante una crisi il paziente possa farsi seriamente male.
Farmacologicamente si impiegano dei depressori del sistema nervoso come benzodiazepine o barbiturici, oggi ne esiste una variegata scelta. La terapia sarà sempre prima monofarmaco, salendo gradualemnte di dose fino all’annullamento delle crisi, solo rarissimi casi di refrattarietà della patologia richiederanno il cambio o la pianificazione di una terapia bifarmaco, la quale può essere seriamente debilitante per il paziente per i suoi effetti collaterali. Non dimentichiamolo: l’obiettivo è sempre permettere al paziente di liberarsi delle crisi pur mantendo uno stile di vita assolutamente normale, quindi meno influenzato possibile dagli effetti collaterali dei farmaci prescritti.

Fonti ed approfondimenti: Epilepsy Foundation – Tonic-Clonic Seizure